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    JAZZiT MAGAZINE N.68 – GENNAIO / FEBBRAIO 2012


    di EUGENIO MIRTI

    L’ULTIMA USCITA DISCOGRAFICA DEL SASSOFONISTA VICENTINO, “LIVE AT PANIC JAZZ CLUB” (ABEAT), E QUANTO DI Più JAZZ SI POSSA IMMAGINARE. I MICROFONI HANNO RIPRESO UN QUINTETTO BEN RODATO IN UN CONCERTO BEN RIUSCITO E IL RISULTATO SONORO E MUSICALE È PERFETTO. NE PARLIAMO CON MICHELE POLGA, LEADER DELLA FORMAZIONE.

    Il disco nasce come registrazione realizzata a scopo di archivio: quali sono stati gli elementi per cui hai deciso di pubblicare il materiale? Il disco riproduce il terzo di una serie di cinque concerti. Abbiamo avuto la possibilità di ottenere la registrazione, realizzata in due tracce a uso di documento personale, la sera stessa dell’esibizione. Già il giorno seguente Fabrizio Bosso mi disse che a suo parere il livello delle esecuzioni era ottimo e che se fosse stato un suo progetto avrebbe cercato di pubblicarlo: lo ascoltai e decisi di realizzare l’album. Questo live documenta di sicuro una serata particolarmente ben riuscita, in cui interplay e feeling sembrano vibrare all’unisono per noi musicisti.

    La musica rimanda ad atmosfere hard bop e ha un sound molto contemporaneo. Come hai lavorato a questo “timbro” collettivo particolare, trascinante e leggero allo stesso tempo? Ho scelto i musicisti del quintetto avendo in mente il suono per il nuovo progetto. Quell’idea iniziale è poi cresciuta in maniera naturale nel corso del tour, con l’aumentarefiatamento, “semplicemente” grazie alle personalità dei musicisti. È una fortuna poter lavorare in un progetto nel quale le intenzioni musicali sono convergenti e la disponibilità e il rispetto reciproco sono totali.

    Si avverte un evidente equilibrio nelle scelte del quintetto, come nell’alternarsi dei due assolo in Body And Soul, l’uno molto aggressivo e l’altro sognante e delicato. Scelte del momento, arrangiamenti ricercati o una grande affinità? Essenzialmentesi tratta di scelte del momento, nel più classico stile jazzistico: reazioni istantanee legate allo stesso pensiero musicale da parte dei membri del gruppo. Attraverso una successione di dinamiche che costruiscono l’equilibrio si riesce a sostenere la musica nel suo insieme e non solo il singolo solista di turno. Ma questo equilibrio che si sente è dovuto anche all’affiatamento: si sta bene insieme, ci si diverte e nasce buona musica.

    La band presenta diverse sfumature nelle sue sonorità, come si ascolta nella bella tavolozza di Bemsha Swing, un po’ bop e un po’ free, sempre nel rispetto della forma e con numerose digressioni solistiche: come avete strutturato gli arrangiamenti? Nel caso di Bemsha Swing volevamo compensare il fatto che si tratta di una composizione nota suonandola in maniera aperta e creativa; l’arrangiamento non era scritto ma si è sviluppato spontaneamente suonando. Un’eccezione a questo modus operandi è Re-Trane, il brano più articolato nella scrittura: prevede come primo solista il pianoforte che opera sulla struttura del tema, seguito dagli assolo di tromba e sax sovrapposti che portano a territori disgregati e free.

    Come hai scelto i due brani non originali? Trattandosi di un concerto, volevamo bilanciare le nuove proposte con alcuni classici, cheabbiamo scelto perchè ci piace molto suonarli.

    Il lavoro di Michele Polga contiene la registrazione del concerto tenuto dal suo quintetto il 15 dicembre 2010 al Panic Jazz Club di Marostica, Vicenza. La musica è incentrata su un hard bop spumeggiante, con assolo lunghi e ben sviluppati e un marcato equilibrio generale, che rende l’ascolto leggero pur nella notevole densità dei contenuti musicali. I solisti sono tutti di altissimo livello e la sezione ritmica è una vera “macchina pulsante”, ma ciò che più colpisce è l’affiatamento del collettivo: il brano Bemsha Swing ne è un buon esempio, presentando senza soluzione di continuità aspetti bop, free, un assolo contemporaneo e variazioni nella formazione (come l’assenza del basso durante l’assolo di tromba) che rendono il brano inaspettato e godibilissimo. Va sottolineato anche come in “Live At Panic Jazz Club” protagonista sia un quintetto dal sound particolarmente moderno, realizzato senza artifici tecnologici, semplicemente con i timbri degli strumenti acustici e (molta) sintonia. (Eugenio Mirti)

    JAZZ MAGAZINE n.28


    MUSICAJAZZ


    “Michele Polga | Nuvole sopra di me, il nuovo all’orizzonte”
    intervista su www.musicajazz.it