MICHELE POLGA meets FABRIZIO BOSSO

STUDIO SESSION

(Abeat Records) 2014

Michele Polga (tenor sax)
Fabrizio Bosso (trumpet)
Luca Mannutza (piano)
Luca Bulgarelli (double bass)
Tommaso Cappellato (drums)

All composition by Michele Polga except track 9 by F. Bosso and track 8 by B.Kaper

CREDITS
Recorded by Davide Abbruzzese at the GrooveFarm Studio. Rome (Italy), 16th of January 2013.
Mixing and mastering by Luca Bulgarelli.
Artwork by Simone Polga + Alberto Caiola
Band pictures by Eddie Tan

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Un inizio folgorante. Un tema agile e veloce su un ostinato molto efficace e deciso (che sementisce clamorosamente il titolo “Boh “) sul quale vola letteralmente l’assolo di Michele Polga. Siamo immediatamente conquistati. Il jazz è più che mai vivo e sicuramente gode di ottima salute finchè ci sono musicisti così . Il disco continua in un alternarsi di climi e di situazioni senza un attimo di cedimento o di stasi – echi di Horace Silver, di Joe Henderson e di tutti quei musicisti del passato che ci hanno fatto innamorare di questa musica, poi ascoltiamo meglio: questo è Michele Polga e assomiglia solo a se stesso.

Fabrizio Bosso strepitoso (come sempre) con quei suoi guizzi imprevedibili e un controllo dello strumento al limite dell’impossibile.

Mannutza , Bulgarelli e Cappellato indispensabili, creativi, attenti e reattivi. Si divertono e ci divertono, si ascoltano , ricevono e porgono input e contribuiscono in modo determinante alla compattezza del gruppo.

Tutte le composizioni ( meno On Green Dolphin Street e il blues finale) sono di Polga che siafferma definitivamente non solo come saxofonista emozionante ma anche come autore e organizzatore di suoni straordinario.

Che dire? un vero, autentico disco di jazz , di quelli di una volta, sempre piu’ rari, e mi piace che, in quest’ottica , si concluda con un blues lento. Uno di quei cd che viene immediatamente voglia di riascoltare.

The opening is quite astounding. A fast, lively theme is carried over a very solid and effective bass line, which would definitely contradict the sense of the title “Boh” (a typical Italian exclamation denoting perplexity, surprise or some degree of incertitude) and paves the way for Polga’s powerful, engaging solo. We are instantly hooked.
So is jazz alive and is it doing well? Very definitely, and with musicians such as Polga and his fellow players one can easily capture an idea of the current fortunate lot and good health of the genre. This jazz release offers a blend of different feelings and musical elements and there are no moments of waning vitality or hesitation. We also note echoes of the work of Horace Silver, Joe Henderson and all of the great musicians of the past who made us fall in love with this type of music. But then, as we listen more carefully, we are of course fully aware that this is Michele Polga; his music is really only reminiscent of his own work.
Fabrizio Bosso is simply incredible (as always), and we enjoy the unpredictable and strikingly creative sparks he manages to generate and admire the outstanding control of his instrument. Mannuzza, Bulgarelli and Cappellato are absolutely essential; they are imaginative, alert and reactive. It is evident that it is a pleasurable experience for all of them all but it is for us too. They listen and respond to each other, offering an essential contribution towards the unity of the band.
Apart from ‘On Green Dolphin Street’ and the final blues track, these pieces were all composed by Polga, who once again proves himself a moving saxophonist but also as an extraordinary composer and sound designer.
What else can we say? This is a great, truly authentic jazz album. This is the way they used to be produced and they’re increasingly rare. In this sense too I appreciate the fact it closes with a slow blues piece. It is basically one of those albums that you just want to play again and again.

Il secondo incntro tra il sassofonista vicentino e la tromba di Bosso avviene in studio ma la musica non perde quell’impatto sonoro, quella travolgente carica che fa scrivere a Rava, nelle brevi note di copertina, che questo è un autentico disco di jazz, come quelli di una volta. Le sette composizioni di Polga evidenziano il legame con la tradizione anni Sessanta, soprattutto quella della Blue Note (sponda Jackie McLean, Joe Henderson et simila), ma sono assolutamente contemporanee nella dimensione ritmica e nel linguaggio solistico. Si respira -è vero- il senso della storia, però il rapporto con i maestri è sedimentato all’interno di una personale maniera di esprimersi. Gli intrecci tra i due fiati sono di alto profilo e rilevano un attento ascolto reciproco, mentre la ritmica trova incastri originali grazie al drumming non convenzionale di Cappellato, alla varietà di approcci di Bulgarelli e agli equilibri di Mannutza, che completano un quadro di contemporary mainstream di livello internazionale. (Maurizio Franco)

“Studio Session” è il seguito di “Michele Polga Meets Fabrizio Bosso (Live At Panic Jazz Club), edito nel 2011 dalla Abeat, e del predecessore ripropone la stessa brillarte formazione. Come scrive Enrico Rava nelle note di copertina, appaiono richiamo ai grandi musicisti e compositori della storia del jazz, da Horace Silve a Joe Henderson, ma è altrettanto vero che la musica di Polga si contraddistingue per originalità e personalità, finendo per assomigliare solo a se stessa. I brani sono stati tutti scritti dal leader (con l’unica eccezione di Cool Blues, un blues lento firmato da Bosso e della celeberrima On Green Dolphin Street) e i temi sono sempre ben articolati, con melodie memorabili e ben armonizzate dai due fiati. Nell0insieme”Michele Polga Meets Fabrizio Bosso” è un disco eccitante, ben suonato, ispirato dalla tradizione più classica del jazz e allo stesso tempo contemporaneo e attuale. (Eugenio Mirti)

Ad un ascolto superficiale, spesso capita di etichettare come già sentito un certo disco, che invece, ad un’approfondita analisi, già sentito non è.

Studio Session —quarta eccellente prova discografica da leader del sassofonista Michele Polga—è un progetto che non nasconde di discendere da molta produzione Blue Note anni ’50 (e in minor misura Prestige). Tuttavia non lo si può considerare un epigono di quei progetti, e se pure in parte s’ispira a quelle fonti, è un lavoro niente affatto calligrafico; è anzi un CD pieno di molti elementi peculiari.

L’album non lesina spunti creativi, anzi, è fecondo di originalissimi e persuasivi momenti musicali. C’è intanto un gruppo affiatato—con una sezione ritmica solida, trainante, rilassata e dotata di vigoroso groove—c’è un superbo Fabrizio Bosso, ci sono sette corposi temi scritti dal leader, un blues e un noto standard (“On Green Dolphin Street”), ma soprattutto ci sono belle, efficaci e intense parti solistiche, che più di tutto contribuiscono a rendere apprezzabile il disco.

Degli interventi di Bosso non sono tanto i nitidissimi acuti, o la leggerezza con cui affronta il fraseggiare su tempi anche molto fast (“8Bars”), né gli stupefacenti effetti timbrici wa-wa in “Cool Blues” a dimostrare il valore del fuoriclasse, quanto gli appassionati vibrati, gli entusiasmanti glissandi e le espessive note molto alte su brani più meditativi (come “Fishing on the Carpet” e “Corner”).

Nel suono caldo e insieme forte e incisivo di Polga si scopre un tenorista dalla tecnica impeccabile e ricca di pathos, che sa infondere spessore e ornamento alle improvvisazioni. Come il suo ispiratore, Joe Henderson, Polga possiede il dono della liricità, che emerge soprattutto in brani a tempo medio e lento, riuscendo ad arrucchire l’evidente filiazione dal modello hendersoniano con la costruzione di frasi armoniose e con carezzevoli passaggi melodici.

Per quanto sia stato registrato in studio, di sicuro questo album possiede la freschezza e il carattere di una bella performance live e dimostra quanto per un gruppo sia importante documentare su CD il proprio lavoro solo dopo una serie di concerti. Tale approccio contribuisce a fare di un combo un buon combo e rende la musica una bella esperienza umana, capace di trasmettere empaticamente a chi ascolta la stessa energia profusa nel disco dai musicisti.