MOVIN’ HOUSE

(Caligola Records) 2004

Michele Polga (tenor sax)
Marco Tamburini (trumpet)
Marcello Tonolo (piano)
Marc Abrams (double bass)
Walter Paoli (drums)

All composition by Michele Polga, except track 3 by Marcello Tonolo

CREDITS
Recorded in November and mixed in December 2003 at the Artesuono Studio, Cavalicco (UD) Italy, by Stefano Amerio.
Artwork by Simone Polga

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Dal paese dei super trombettisti, finalmente un super sassofonista. La musica di Polga, qui al vero esordio discografico dopo un disco cofirmato con Miki Loesch, è priva di concessioni narrative o descrittive: è hard bop allo stato puro e personalmente revisionato, suonato con voce imponente e sicura in ogni sfumatura, appoggiato sull’efficacia di una seria di composizioni originali di lirica e muscolare astrazione, e sostenuto da un gruppo che con il genere va a colazione. L’assetto dei brani fa molto Blue Note, nella veste più avanzata degli anni Sessanta, a partire dallo stile hard boiled di Downpour, segnato dal contrasto tra le dinamiche trattenute dell’assolo di Tamburini e quelle più emancipate del leader, con finale a botta risposta tra i due. Il tempo si rilassa in Movin’ House, dove Polga, all’ombra del modale, fa un po’ il Charles Lloyd della situazione. L’intesa tra ifiati raggiunge l’apice in Vertigo, con il perfetto amalgama di timbri nell’esposizione del tema e gli assoli paralleli a seguire. Nella sezione centrale, ariosa, impressionistica e in “libertà vigilata”, lassolo di Tonolo è di tale autorevolezza da non lasciare dubbi sulla paternità del tema. C’è poi ancora spazio per una ballad in stile Prestige-Coltraniano con una ritmica di avanzato impressionismo macchiaiolo (Next To You), un braccio di ferro tra le morbidezze del piano elettrico e gli strappi del sax (This One), un omaggio a Steve Grossman senza calligrafismi (Steve) e il flirt con il blues di Four Plus One, dove la lingua madre viene parlata con accento futuristico.

Esordio discografico in veste di leader per il sassofonista tenore vicentino Michele Polga che si inscrive di tutto diritto nella non nutrita schiera dei giovani che conoscono a fondo la materia affrontata. Molto oculato nella scegliersi una sezione ritmica di prima classe, che ha come fulcro il pianoforte di Marcello Tonolo e la forte spinta ritmica della coppia Marc Abrams/Walter Paoli che lo sostiene a meraviglia, Polga, padrone di una bella voce strumentale, può mettere in luce un solismo già maturo che ha nelle figure di John Coltrane e Joe Henderson i principali punti di riferimento, senza però essere lontano da una certa originalità. Pregevole anche il tipo di scrittura dei brani – tutti a sua firma, fatta eccezione per Vertigo di Marcello Tonolo – che richiama certe atmosfere care alla Blue Note anni Sessanta, come ad esempio il brano Boh che riecheggia Mode For Joe di McCoy Tyner, ma soprattutti i brani a due fiati Downpour, il già citato Vertigo, This One, Four Plus One con l’ospite Marco Tamburini alla tromba, che rende ancora più convicente questo ottimo disco d’esordio.

Ho avuto occasione di ascoltare un paio di CD, fra cui quello che state ascoltando, in cui Michele Polga dispiegava il suo talento e musicalità e sono stato colpito dalla bontà del suo fraseggio e dalla consistenza dei suoi soli. Mi sembra che Michele Polga si distingua fra i giovani talenti del jazz italiano e non solo per essere totalmente calato nella migliore tradizione interpretativa del jazz moderno, per l’alto livello del suo solismo e la bontà delle sue composizioni che lo pongono nella ristretta schiera di coloro che hanno studiato e maturato in profondità il linguaggio e che iniziano a dispiegare il loro consistente talento e maturare una loro personalità musicale d’alto livello. Non capita tutti i giorni di ascoltare giovani così bravi, prepararti e con un “fuoco” che aspetta solo d’essere ascoltato per essere apprezzato. (Sergio Veschi – RED RECORDS)

I had the opportunity to listen to a couple of cds, and you are listening to one of these, in wich Michele Polga proved his talent and musicality. I’ve been struck by his sound, his proper phrasing and considerable solos. I think Michele Polga is comin into prominence among young italian jazz talents, not only because he is totally involved in the best interpretative tradition of modern jazz, but also because of hid high-level as soloist and composer, that puts him in the narrow circle of those who have studied and deeply worked out the musical language and who are disclosing their considerable talent growing up a high-level musical personality. It rarely happens to listen to such fine and well trainer young musicians, who have a “fire” inside themselves just waiting for an appreciated listening. (Sergio Veschi – RED RECORDS)