LIVE AT PANIC JAZZ CLUB

(Abeat Records) 2011

Michele Polga (tenor sax)
Fabrizio Bosso (trumpet)
Luca Mannutza (piano)
Luca Bulgarelli (double bass)
Tommaso Cappellato (drums)

CREDITS
Recorded live on two tracks, the 15 of december 2011 at Panic Jazz Club, Marostica (VI) Italy, by Diego Piotto.
Mastering: by Luca Bulgarelli.
Artwork: Polga + Caiola
Photo: Eddie Tan

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Quest’album ci presenta una notevole esibizione live, sulla linea di un evoluto modern mainstream, nella quale si avverte quel clima coinvolgente, comunicativo, intenso tipico dei concerti nei club. Su un repertorio di brani originale e standard, Polga si rivela musicista che sa unire la verve espressiva a un controllo rigoroso del linguaggio, grazie al quale evita soluzioni banali e scontate per creare un fraseggio articolato e interessante sul piano ritmico e armonico. Al di là degli aspetti solistici, esaltati anche dal sempre immaginifico Fabrizio Bosso e dagli altri partner del sassofonista, conta la compattezza del sound collettivo, la capacità di suonare assieme, di ascoltarsi, di realizzare una musica di forte impatto. Del resto, non è secondario he Mannutza e Bulgarelli siano membri del quartetto di Bosso, mentre Cappellato abbia l’esperienza di inserirsi negli schemi di un quintetto che dà un senso a una linea jazzistica non sempre così creativa. (Maurizio Franco)

Ascoltando per la prima volta Live at Panic Jazz Club è immediatamente emersa una piacevole impressione e il primo pensiero è stato: questo live cattura il “momento magico,” ovvero la performance dove tutto collima, suono, vibrazioni, assoli, interplay.
Michele Polga, sassofonista vicentino, ha voluto accanto a sè quattro musicisti che non hanno bisogno di presentazioni – Fabrizio Bosso, Luca Mannutza, Luca Bulgarelli e Tommaso Cappellato – per un concerto che si è svolto il 15 dicembre 2010 al Panic Jazz Club di Marostica.

Come si evince dalle note di copertina, Polga è solito registrare tutti i suoi concerti, ma la serata in questione non era stata programmata per un CD live. Dopo aver sentito i nastri, ci si è accorti che il materiale era di una qualità molto elevata e la scelta di documentarlo è stata immediata.

Cinque i brani scelti; praticamente tutto il primo set della serata e una traccia tratta dalla seconda parte del concerto. Oltre ai due standards eseguiti in maniera impeccabile e con un gusto interpretativo molto particolare – “Bemsha Swing” e “Body and Soul” -, l’attenzione viene colpita dai tre pezzi originali. Due sono a firma di Polga, e uno di Mannutza.

L’apertura è affidata “Clouds Over Me,” che appariva anche nell’omonimo album di Polga del 2009. Questa versione che dura più del doppio dell’originale, è un affascinante viaggio nel jazz più puro equalmente diviso fra il sax di Polga e la tromba di Bosso, in due assoli semplicemente sublimi. Nella parte finale anche Mannutza si mette in evidenza, assecondato con maestria da Bulgarelli e Cappellato, l’elegante sezione ritmica.

In “Re-trane,” si omaggia il grande Maestro, su un percorso dettato dalle note del pianoforte su cui “volano” ancora i due fiati in un tenace scambio di assoli, mentre in “Two Friends,” viene esaltata la vena compositiva di Mannutza, che conferma di essere uno dei pianisti più interessanti degli ultimi anni.

Il lavoro di Michele Polga contiene la registrazione del concerto tenuto dal suo quintetto il 15 dicembre 2010 al Panic Jazz Club di Marostica, Vicenza. La musica è incentrata su un hard bop spumeggiante, con assolo lunghi e ben sviluppati e un marcato equilibrio generale, che rende l’ascolto leggero pur nella notevole densità dei contenuti musicali. I solisti sono tutti di altissimo livello e la sezione ritmica è una vera “macchina pulsante”, ma ciò che più colpisce è l’affiatamento del collettivo: il brano Bemsha Swing ne è un buon esempio, presentando senza soluzione di continuità aspetti bop, free, un assolo contemporaneo e variazioni nella formazione (come l’assenza del basso durante l’assolo di tromba) che rendono il brano inaspettato e godibilissimo. Va sottolineato anche come in “Live At Panic Jazz Club” protagonista sia un quintetto dal sound particolarmente moderno, realizzato senza artifici tecnologici, semplicemente con i timbri degli strumenti acustici e (molta) sintonia. (Eugenio Mirti)