LITTLE MAGIC

(Caligola Records) 2015

Michele Polga (tenor sax & programming)
Polo Birro (piano & Fender Rhodes)
Stefano Senni (double bass)
Walter Paoli (drums)

very special guest:
Giulio Polga (woodwinds on track 10)

All composition by Michele Polga

CREDITS
Recorded on 31st of May 2013 at Art Music Studio, Bassano del Grappa (VI), Italy, by Diego Piotto.
Mixed and mastered by Michele Polga.
Design lullubrandt.com + simonepolga.com

Come capita a tutte le riviste del settore, anche qui a Musica Jazz siamo regolarmente sommersida cd provenienti da ogni parte del mondo. Il livello medio, inutile dirlo, è ormai molto elevato specialmente nell’arena assai affollata del cosiddetto modern mainstream, dove non poche etichette discografiche riescono ancora a stare a galla pescando in un mare assai ricco di musicisti di alta qualità. Eppure, nonostante i confini fisici siano diventati ormai inesistenti e la comunicazione non abbia più ostacoli, è ancora difficile che le case discografiche estere si spingano a scoprire e pubblicare i migliori talenti italiani. Se questo disco fosse uscito negli Stati Uniti per la Smoke Sessions, per dirne una, o in Olanda per la Criss Cross, avrebbe già avuto recensioni osannanti e procurato un bel po’ di lavoro ai musicisti che vi suonano. Nella vana attesa che venga giustizia per tutti, non fatevi intanto scappare quest’album, uno dei migliori dischi di sax tenore usciti in Italia nel 2015 e la prova inconfutabile del grande talento di Michele Polga. Dopo quattro dischi da leader (uno dal vivo) e una notevole quantità di partecipazioni a lavori altrui, il sassofonista veneto ripesca oggi lo stesso quartetto che già aveva inciso l’ottimo «Clouds Over Me» (Caligola, 2009) e ne perfeziona le già brillanti intuizioni, tanto da farci pensare di essere di fronte a un gruppo ormai stabile: e se così non è ce lo auguriamo. Già, perché in circolazione – e non solo in Italia – c’è ben poca gente che suona con questa forza, lasciando intuire di aver ascoltato e assimilato tutti i grandi dei tempi che furono ma mostrando di aver saputo trovare un’originalità creativa che sa mettere in fuga ogni sospetto d’imitazione. Compratelo e ascoltatelo: vi piacerà non poco.

In quest’ultima fatica discografica Michele Polga insieme alle sue pronunciate qualità di tenor sassofonista conferma ampiamente il suo appassionato orientamento estetico -già dichiarato nei precedenti lavori a suo nome. Dotato di notevole tecnica strumentale, di senso instancabile per la melodia e di un’ampia capacità di sintetizzare in forma organica e unica un ampio patrimonio storico legato al suono del suo strumento -che va da Joe Henderson a John Coltrane passando per Wayne Shorter-Little Magic rappresenta non un punto d’arrivo ma una tappa importante della sua carriera da leader e compositore.

Tornato ad incidere per la Caligola Records, il musicista vicentino senza distanziarsi molto dalla sua visione mainstream del jazz -un concentrato originale di stili moderni che si rifà alla musica dei tre maestri afroamericani già menzionati sopra -si arricchisce di un ulteriore grado timbrico ed espressivo, il piano elettrico Rhodes, che conferisce al sound effetti cangianti e quadri espressivi che oscillano continuamente alternando momenti onirici ad altri più muscolari.

Le tracce racchiudono impronte di elementi provenienti dalla storia del jazz: “Too Young for Chocolate” è un attraente brano dai connotati soul jazz, mentre “Lost Gift” possiede il dono della maestosità coltraniana, declinato in un supremo e imponente suono sassofonistico che a quello del maestro nero americano si ispira. “Gi” approfondisce i rapporti tra il modo “lineare” di intendere il 4/4 e la possibilità di creare asimmetricità ritmica come capita di ascoltare in certa musica newyorkese contemporanea (Greg Osby e Steve Coleman, solo per citare due nomi). Spicca per intensità “Little Magic”: qui più che altrove si realizza pienamente e in forma riuscita il connubio, l’incontro tra l’acustico e l’elettrico (pianoforte e rhodes), tra il sassofono e gli strumenti a tastiera. In “Day Light” tale dialettica viene approfondita e argomentata dall’intero quartetto in forma interattiva, al punto che in certi momenti tutti gli strumenti si pongono sullo stesso grado espressivo annullando temporaneamente il concetto stesso di solismo accompagnato e facendo altresì intravedere una possibile nuova e interessante visione estetica da percorrere. Allo stesso modo, la presenza del woodwinds in “Lost Gift (reprise)” apre un ulteriore grado di fuga verso altre vie stilistiche.

Il progetto si regge armonicamente su un perfetto equilibrio tra i musicisti: solida e fluente, ma anche sostanziosa e pungente, è la sezione ritmica composta da Stefano Senni al contrabbasso e dal bravo Walter Paoli alla batteria; efficace, brillante e puntuale insieme -al contempo deciso e marcato -è il tratto pianistico che contraddistingue lo stile di Paolo Birro.

Con assoluta convinzione ed evidente padronanza tecnica Michele Polga declina un intero ed ampio frasario modernista, dando forma ad un’opera in cui si concentrano mirabilmente esempi di esperienze musicali ben realizzate e in grado di rendere “Little Magic” un disco di buona levatura. Con questo lavoro il musicista veneto si ritaglia uno spazio importante nel panorama jazzistico italiano.